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Undicesima edizione del concorso "Vota e vinci la moto più bella del Salone".

Cz 805 Bren S1 calibro .223 Remington

9 July 2015
di Ruggero Pettinelli
La versione civile del fucile d’assalto di nuova generazione made in Cz ha concezione originale, sistema a presa di gas innovativo che funge da ammortizzatore, lower polimerico, massima modularità: smontaggio a prova di stupido, precisione davvero di ottimo livello, malgrado i soli 14 pollici di canna
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    Innovativa

    Fino a pochi anni fa, l’offerta di armi tattiche da parte dei Paesi dell’Est (quelli, per intederci, dell’ex patto di Varsavia) era limitata, in pratica, a un più o meno superficiale restyling dei fucili d’assalto protagonisti della guerra fredda. Negli ultimi anni, invece, molte aziende “orientali” hanno intrapreso un notevole lavoro di sviluppo, volto alla realizzazione di una generazione completamente nuova di fucili d’assalto, camerata (ovviamente) in 5,56x45 mm. Non poteva fare eccezione a questa regola la Ceska Zbrojovka di Uhersky Brod (Repubblica ceca) che, senza dimenticare il glorioso Vz 58 calibro 7,62x39 (tuttora offerto in catalogo), gli ha affiancato nel 2009 un’arma decisamente avveniristica, denominata Cz 805 Bren, punto culminante di un lavoro di sviluppo iniziato quattro anni prima. Ovviamente, per la gioia degli appassionati, ne è stata realizzata una versione civile (S1), che è finalmente disponibile in Italia, grazie al distributore Bignami di Ora (Bz).

     

    Parola d’ordine: modularità

    L’arma è di concezione originale, quindi non si ispira a schemi meccanici esistenti, anche se può evidenziare una parentela concettuale, se non altro dal punto di vista estetico generale, con altri progetti moderni come l’Fn Scar. La scelta di affrontare una strada completamente nuova è condivisibile, perché gli impianti classici (Ar15 e Ak, tanto per non fare nomi…), pur ancora meritatamente sulla breccia, consentono aggiornamenti alle più moderne tendenze solo, inevitabilmente, fino a un certo punto (e le tribolazioni per la conversione a pistone di alcuni Ar ne sono dimostrazione evidente). La struttura è improntata all’utilizzo di materiali all’avanguardia e, soprattutto, a uno spiccato concetto di modularità: la carcassa è costituita da un guscio in lega leggera grosso modo a forma di “U” rovesciata, con slitta Picatinny superiore a tutta lunghezza, integrale. Nella parte anteriore di questa carcassa è innestata la canna, che porta nel proprio prolungamento posteriore le sedi di chiusura dell’otturatore. Nella parte inferiore, invece, si inserisce il gruppo impugnatura-pacchetto di scatto-bocchettone del caricatore (lower receiver, se vogliamo), realizzato in polimero. A proposito di modularità, l’impugnatura è dotata di dorsalino innestato a “T” e, quindi, sostituibile con altri di differente profilo (questa caratteristica, però, è stata richiesta espressamente dall’esercito ceco e i dorsalini di ricambio non risultano forniti nella versione civile). Anche il bocchettone del caricatore è innestato a “T” sul gruppo di scatto (poi bloccato da una spina) e, quindi, ne è prevista la sostituzione con un altro, compatibile con i caricatori M16 (i più diffusi al mondo, c’è poco da dire), disponibile come optional anche sul mercato civile. Il caricatore originale, invece, ricorda quello del G36, è polimerico, bifilare a presentazione alternata e traslucido per l’immediata verifica dei colpi residui. Presenta opportune asole che consentono il gemellaggio con un altro caricatore, grazie ad apposite clip, ed è agganciato all’arma per mezzo di una leva a bilanciere posteriore (tipo Ak, per intenderci). Il bocchettone compatibile Ar15, invece, presenta pulsanti di sgancio su entrambi i lati, per la massima comodità di azionamento. Gli altri comandi sono costituiti dalla sicura a leva, sopra l’impugnatura (anch’essa sui due lati), dalla manetta di armamento, che scorre in una feritoia della parte superiore del castello ed è reversibile sul lato opposto a piacere del tiratore, e dal pulsante per bloccare manualmente in apertura l’otturatore, sul lato sinistro dell’arma. Diversamente dagli Ar15, però, il pulsante non consente di mandare in chiusura l’otturatore dopo aver inserito un caricatore rifornito, per fare ciò bisogna inevitabilmente agire sulla manetta di armamento. Questa soluzione ricorda tanto la vecchia Skorpion, e non è un caso visto che la paternità è la medesima…

    La manetta di armamento è innestata direttamente sul portaotturatore e trattenuta in posizione dall’asta guidamolla. Segue il portaotturatore nel proprio moto, quindi non c’è necessità alcuna di prevedere forward assist o altre diavolerie. Il lato destro dell’arma, quindi, è relativamente “pulito”, comprendendo solo la finestra di espulsione rettangolare e un piccolo deflettore polimerico dei bossoli in espulsione.

    La versione militare prevede due lunghezze di canna: 14 pollici (modello A1) e 11 pollici (modello A2). Per la versione civile (S1) sono state, invece, previste tre lunghezze: 11, 14 e 16 pollici, fermo restando che al momento quella importata è solo la mediana (quindi, conforme all’A1 militare). La canna è ricavata per rotomartellatura, ha un diametro esterno a valle della presa di gas di 14 millimetri ed è completata da un rompifiamma a tulipano. Il passo di rigatura prescelto è il più corto tra quelli considerati idonei al .223 Remington, cioè 1:7” (178 mm), adatto alla stabilizzazione di palle di 69 grani e oltre.

    Per quanto riguarda gli organi di mira, è fornito di serie un set di mire metalliche amovibili e ripiegabili (metalliche per davvero, non polimeriche come su alcuni prodotti concorrenti), costituite da mirino a palo protetto da alette, regolabile in elevazione, e diottra a “L” con due riferimenti (uno più largo per il tiro istintivo, uno più stretto per il tiro mirato), regolabile in derivazione. La qualità esecutiva è molto buona. Ovviamente, la lunga slitta Picatinny superiore può essere sfruttata per l’installazione di ottiche di puntamento (per le prove a fuoco ci siamo avvalsi di una Meopta Zd 1-4x22 Rd con attacco monolitico Warne). Un’altra slitta Picatinny è presente nella parte inferiore dell’astina, e sono presenti predisposizioni per il fissaggio di ulteriori porzioni di slitta sui due lati dell’astina medesima.

    La calciatura è polimerica come il gruppo impugnatura-bocchettone, ed è ripiegabile sul lato destro grazie a una robusta cerniera. Per ripiegare la calciatura, si agisce su un grosso pulsante sul lato sinistro. Al di sopra c’è un grosso pulsante circolare che, premuto, consente di far scorrere tutto il supporto del calcio, rimuovendolo dall’arma. Questo può essere utile sia per una eventuale pulizia approfondita, sia per sostituire il calcio in dotazione con quello collassabile (con appoggiaguancia) previsto in alternativa (al momento, non importato). Per smontare l’arma, invece, si devono sfilare i classici due spinotti trasversali: prima quello anteriore, che consente la rimozione dell’impugnatura-bocchettone, poi quello posteriore, che consente di rimuovere il supporto del calcio (che funge anche da tappo posteriore della carcassa) e quindi di sfilare la molla di recupero con guidamolla, far arrivare a fondo corsa il portaotturatore, sfilare la manetta di armamento e, infine, rimuovere portaotturatore e otturatore. Esaminando i dettagli, si nota la cura profusa nella progettazione dell’arma: la sede per la rimozione-inserimento della manetta è a “buco della serratura”, il che significa che non si può rimontare la manetta dal lato sbagliato; analogamente, anche la testa posteriore del guidamolla non può essere reinserita dal lato sbagliato. Tutta l’arma è a prova di stupido, e anche di smemorato, visto che sulla sommità del calciolo sono previsti due fori nei quali alloggiare le spine di tenuta durante lo smontaggio, per non perderle.

     

    Una presa gas innovativa

    Il sistema di funzionamento è a recupero di gas, ma con un’accortezza decisamente insolita, seppur non inedita in senso assoluto: i gas di sparo vengono, ovviamente, spillati da un foro nella canna e convogliati nel cilindro superiore, a spingere all’indietro violentemente il pistone, il quale a sua volta spinge all’indietro il portaotturatore. Quest’ultimo, grazie a un profilo a camme, costringe l’otturatore a ruotare, disimpegnando le sei alette di chiusura dalle sedi nella culatta, poi lo trascina con sé estraendo ed espellendo il bossolo. Nella maggior parte delle armi simili, mentre l’otturatore arretra, una opportuna molla sospinge in avanti il pistone, facendolo tornare nella sua posizione di riposo originaria: qui, invece, la molla c’è, ma spinge esattamente in posizione contraria! In pratica, una volta che il pistone ha spinto all’indietro il portaotturatore, resta in posizione arretrata. Quando il portaotturatore torna in avanti, spinto dalla molla di recupero, camerando il colpo successivo, appoggia infine sulla testa del pistone e lo spinge in avanti, vincendo la resistenza della molla. In pratica, il pistone di presa gas funge da ammortizzatore, allo scopo di rendere più dolce e fluido il movimento di chiusura ed evitare “beccheggi” durante il tiro a raffica. Ovviamente, il carico della molla è studiato appositamente per non essere d’intralcio alla cameratura del colpo, anche nelle condizioni più critiche (arma sporca, gelo eccetera): l’arma, tanto per dire, ha superato i test di affidabilità in condizioni estreme previste dai protocolli Nato Ac 225/D14 e Tpvd 637–81.

    Lo smontaggio della presa di gas è facile e intuitivo: si preme con la punta di una cartuccia sul piolo di ritegno laterale del cilindro di presa gas, si ruota quest’ultimo fino a liberarlo dal proprio innesto a baionetta e lo si sfila fuori dall’arma. A quel punto, si rimuove tutto il pistone con la propria molla di spinta e relativa boccola. Tutte le componenti critiche sono cromate, per prevenire l’erosione da parte dei gas di sparo.

    Il gruppo di scatto, a cane interno, è semplice e razionale, così come il gruppo otturatore-portaotturatore. Quest’ultimo è prismatico e contiene sia il percussore, sia una sicura automatica che impedisce qualsiasi movimento al percussore medesimo, finché il cane non ha completato la propria caduta (quindi, finché non si è deciso di sparare intenzionalmente). In tal modo, è scongiurata qualsiasi ipotesi di autoaccensione dell’innesco della cartuccia per la semplice inerzia del movimento di chiusura (cosiddetto slam fire). Alle due estremità della carcassa sono previste due coppie di asole per il montaggio della cinghia.

    La prova a fuoco

    La prova a fuoco si è svolta all’interno del poligono dell’importatore Bignami di Ora (Bz), alla distanza di 100 metri, in appoggio anteriore. Il primo approccio con l’arma rivela la piacevole finitura anticorrosione della carcassa, di un particolare grigio opaco molto accattivante, che contrasta con il nero del lower receiver, del calcio e della canna. Per prima cosa abbiamo smontato l’arma, riscontrando una qualità di lavorazione di livello decisamente elevato, forse più da arma “civile” che da strumento militare. Il disassemblaggio è del tutto agevole, le due spine trasversali si rimuovono con facilità e tutti i sottoinsiemi si lasciano scomporre senza offrire strane resistenze. L’unica difficoltà l’abbiamo incontrata nell’azionare il pulsante circolare per la rimozione del calcio dal proprio supporto: la molla offre una resistenza notevole e, per aiutarsi nel tratto finale di compressione, è meglio avere a disposizione un bossolo o una cartuccia. In ogni caso, quello è un comando che non ha ragione di essere azionato spesso, quindi la sua “schizzinosità” è del tutto irrilevante nel giudizio complessivo.

    Abbiamo deciso di provare l’arma con il bocchettone idoneo ai caricatori originali cechi: questi ultimi sono molto rigidi, spessi e robusti, l’alimentazione è del tutto agevole, così come la verifica dei colpi residui. Malgrado sia molto semplice, apparentemente, la manetta di armamento è invece ben sfruttabile dal punto di vista ergonomico: nella parte anteriore ha una fresatura semicircolare sulla quale le dita fanno ottima presa, e la feritoia centrale svolge una efficace funzione antiscivolo. Molto comode anche le leve laterali della sicura, ben dimensionate e sporgenti: la rotazione per passare dalla posizione di sicura a quella di fuoco è minima (per lasciare lo spazio alle posizioni di raffica della versione militare), ma le due posizioni sono molto nette e non c’è pericolo di “confusioni”.

    Per quanto riguarda il giudizio sul dispositivo di presa gas “ammortizzante”, abbiamo avuto modo di testare anche gli esemplari in full-auto in Repubblica ceca, e possiamo confermare che la stabilità durante il tiro a raffica è eccellente. Tanto più in semiauto!

    Per quanto riguarda la precisione, dopo aver fatto un tentativo con le Ruag Fmj di 55 grani, ottenendo raggruppamenti abbastanza deludenti (logico, visto il passo di rigatura), abbiamo rivolto la nostra attenzione alle 69 grani, sempre Fmj, Rws Target elite, e la musica è cambiata all’istante: il nostro miglior risultato (ma con la media delle altre rosate siamo lì) è un raggruppamento di quattro colpi in soli 17 millimetri, con il quinto strappato che porta il totale a 37 millimetri. Il tutto, con una canna di 14 pollici, un’ottica a soli 4 ingrandimenti e zero affiatamento! Oggettivamente, a nostro avviso si tratta di un risultato decisamente di livello e difficilmente eguagliabile da molti cloni Ar15 con pari lunghezza di canna. Merito, probabilmente, anche dello scatto, abbastanza pulito e prevedibile, il cui peso di sgancio è stato rilevato in 2.800 grammi.

     

    Conclusioni

    L’arma è concepita in modo estremamente razionale e moderno, tenendo conto di tutte le più recenti tendenze: massima controllabilità nel tiro a raffica, massima adattabilità ai più disparati accessori (grazie alle abbondanti slitte Picatinny), flessibilità (grazie al bocchettone intercambiabile, al calcio e ai dorsalini sostituibili), affidabilità, robustezza. Le componenti polimeriche, in particolare, hanno mostrato una eccellente resistenza agli urti e ai graffi, caricatori inclusi. Il progetto 805 Bren, insomma, ha tutte le carte in regola per imporsi a livello internazionale, e per conquistare il cuore degli appassionati in abiti civili! 

     

    Scheda tecnica

    Produttore: Ceska Zbrojovka, www.czub.cz

    Distributore: Bignami spa, via Lahn 1, 39040 Ora (Bz), tel. 0471.80.30.00, fax 0471.81.08.99, www.bignami.it

    Modello: 805 Bren S1

    Tipo: carabina semiautomatica

    Calibro: .223 Remington

    Funzionamento: a recupero di gas con pistone a corsa corta

    Alimentazione: caricatore bifilare a presentazione alternata (disponibile adattatore per caricatori Stanag)

    Numero colpi: 30 (5 in Italia)

    Lunghezza di canna: 14 pollici (355 mm); prodotta anche con canne di 11 e 16 pollici

    Passo di rigatura: 1:7” (178 mm)

    Lunghezza totale: 667 mm (calcio piegato), 868 mm (calcio esteso)

    Altezza: 260 mm (con caricatore, senza mire)

    Spessore: 77 mm (calcio esteso), 112 mm (calcio piegato)

    Scatto: monostadio, peso di sgancio rilevato 2.800 grammi

    Percussione: cane interno

    Sicure: manuale a leva sul fusto, ambidestra; automatica al percussore

    Mire: mirino a palo protetto da alette, abbattibile, regolabile in elevazione; diottra a “L” abbattibile, regolabile in derivazione; slitta Picatinny a tutta lunghezza per l’installazione di dispositivi ausiliari; slitte Picatinny sulla parte inferiore dell’astina; predisposizione per slitte Picatinny anche sui lati dell’astina

    Materiali: telaio in lega leggera; impugnatura, bocchettone del caricatore e calcio in polimero; canna, otturatore e meccanismi in acciaio al carbonio

    Finiture: anodizzazione grigia, parti in acciaio brunite opache, pistone e cilindro di presa gas cromati

    Peso: 3.440 grammi (senza caricatore)

    Prezzo: 2.770 euro, Iva inclusa (adattatore per caricatori Stanag, 100 euro)

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