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General Dynamics Lwmmg: il .338 Norma magnum con bossolo ibrido

12 ottobre 2017
di Claudio Bigatti
Al salone Ausa di Washington, la “mitragliatrice media leggera” in .338 Norma Magnum è in mostra con due tipologie diverse di munizionamento: tradizionale con bossolo in ottone e “ibrido” ottone-polimero
General Dynamics Lwmmg: il .338 Norma magnum con bossolo ibrido

Nel 2010 la General Dynamics analizzando i risultati degli scontri in Afghanistan, notò che gli insorti ingaggiavano di frequente le forze alleate da posizioni in vantaggio di quota con le mitragliatrici Pkm 7,62x54R e da distanze intorno i 1.000/1.200 metri: il fuoco di ritorno con le M240 7,62x51, quando presenti, dato che normalmente in squadra vi è la M249 5,56x45, non poteva risultare efficace. Ricordiamo che il 7,62 Nato già a 914 metri risulta subsonico (circa 300 metri/secondo) e con notevole calo energetico. La General Dynamics realizzò quindi con fondi privati la Lwmmg – Light weight medium machine gun per risolvere definitivamente questo gap: da questa situazione più altre concomitanti, come l’impiego diffuso degli sniper Svd Dragunov in 7,62x54R, si determineranno le innumerevoli discussioni in merito all’overmatch patito dalle forze alleate.
La Lwmmg è dunque nata per colmare il vuoto tra l’impiego delle mitragliatrici in 7,62x51 e le mitragliatrici pesanti in .50 Bmg. Il calibro .338 Norma magnum impiegato, offre una gittata massima effettiva di ben 1.700 metri, praticamente doppia rispetta a quella del 7,62x51. Ma veniamo al peso della Lwmmg, 10.800 grammi…marginalmente superiore a quello della mitragliatrice M240 Lightweight ma decisamente inferiore a quello delle mitragliatrici M240B…in 7,62x51. La Lwmmg funziona a sottrazione di gas con classico pistone a corsa lunga e otturatore rotante, ma utilizza un nuovo e brevettato sistema "Short recoil impulse averaging” con canna, gas system e porta otturatore rinculanti. Questo sistema in una prova a fuoco della Lwmmg su bipiede e con ottica 6x, ha dimostrato di poter ingaggiare con successo bersagli a 1.950 metri: a tale distanza, una mitragliatrice pesante M2Hb in calibro .50 Bmg può offrire solo tiro “d’area” e può sparare con maggior precisione solo in colpo singolo. Il rato di fuoco della Lwmmg è di 500 colpi minuto, fattore che rende l’arma ancora più controllabile.
L’esemplare mostrato all’Ausa, secondo i dirigenti dell’azienda, è uno dei cinque esemplari costruiti tra il 2011 e il 2012 con le sue principali componenti, tra cui il fusto, con all’attivo 80.000 colpi sparati nei test.
Una novità interessante a margine dell’arma stessa, è la presenza di due spezzoni di nastro in .338 Norma Magnum (nella foto): quello a sinistra mostra bossoli tradizionali in ottone mentre quello a destra, rivela munizionamento con bossolo “ibrido”: fondello in ottone e corpo in polimero trasparente, correntemente impiegati nella Lwmmg. Non che sia una novità, il Socom da alcuni anni ha già in dotazione bossoli “ibridi” di analoga fattura e in calibro .50 Bmg per le mitragliatrici pesanti M2Hb. Questo per dimostrare ulteriormente che questa tecnologia è considerata matura, almeno dalle Special forces. E a proposito delle Special forces, queste insieme all’Usmc hanno espresso “interesse” per una arma con identiche caratteristiche della Lwmmg: staremo a vedere se la adotteranno.
Una considerazione finale, casomai non lo si fosse ancora intuito: le tecnologie per riacquistare l’overmatch…esistono da tempo. Sono le decisioni in proposito o meglio, la volontà, di prendere decisioni… che manca da tempo.


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