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Omaggio al classico

6 novembre 2014
di Massimo Vallini
Presentato ieri alla Beretta gallery! Dopo Dt11 e 692 per il tiro, ecco il nuovo sovrapposto Beretta per la caccia. Che ha forme e materiali classici, e si propone nella fascia media, sostituendo Sv10 Perennia e Silver pigeon III.
Omaggio al classico

Omaggio al classico

"Beauty strokes", la bellezza colpisce, è il claim pubblicitario del nuovo fucile Beretta che si posiziona nella fascia più difficile, attorno ai 2.600 euro. In sintesi, incisioni e legno, lo spirito del fucile da sempre: su questi due elementi in particolare si concentra l'attenzione del cacciatore. E Beretta l'ha capito. Ma ha anche fatto propria questa attenzione e integrata con i contenuti tecnologici che sono patrimonio dell'azienda e hanno accompagnato fin qui lo sviluppo dei suoi sovrapposti. "Tenendo" solo quello che ha dimostrato di funzionare maggiormente e di essere più gradito al pubblico. Le spalline curve introdotte con il Perennia, il sistema di recupero del gioco nella croce in Ergal, il dispositivo "eco friendly" che disattiva gli espulsori. Poi le canne Steelium e il sistema di finitura a olio del calcio Bts introdotti con Dt11 e 692. 

 

Che bello il petto!

La bascula, prima di tutto, ha la stessa larghezza di quella del 692 da tiro, 41,6 mm, però, il 690 non ha i cordoncini sul petto, che dunque appare squadrato, ma non tanto ed è comunque la zona più bella del fucile. Festoni floreali con un fondo di riccioli, il nome del fucile e le tre frecce del marchio Beretta. Scompare la vite con controvite di fermo del sottoguardia in acciaio (che per la verità a me piaceva), e al suo posto il marchio Beretta con la specializzazione del fucile “field”, cioè “caccia” secondo “stile” anglosassone. Le incisioni sono belle, ben marcate, nitide: niente laser, questa volta, ma la classica rullatura che è una sorta di stampo ripetibile. Un fagiano in volo a destra e una starna a sinistra. Le doppie conchiglie, non sono troppo rilevate, non grandi, ma tipiche di fucili di classe superiore e poi una finitura mista che in alcune zone risulta spazzolata, la protezione è garantita dal Nistan, nichel alto fosforo, molto resistente a ogni condizione d'utilizzo, bella rispetto alla nichelatura perché regala quel look che è da sovrapposti “fini” che non prevedono alcun trattamento. La chiusura è quella classica, doppio chiavistello conico a recupero automatico del gioco e spalline di chiusura bascula-manicotto: le spalline, come preannunciato, sono curve con superficie di contatto maggiori dei “ramponi” rispetto a quelli classici trapezoidali. La chiave di apertura è liscia con zigrinatura sul lato sinistro (per i destrimani) e incisioni floreali sul corpo, il pulsante della sicura è classico Beretta, con zigrinatura in senso longitudinale per la sicura vera e propria e perpendicolare per il cursore del selettore della prima canna. Sul lato sinistro ci sono un pallino rosso in direzione della volata e uno bianco in direzione del calcio: significa che spara per prima la cartuccia posta nella canna superiore. L’opposto sul lato destro, naturalmente. Il sottoguardia ha leggera incisione floreale nella zona del ponticello, il grilletto è cromato oppure anch'esso finito Nistan.

 

Gli scatti sono netti e la velocità di percussione è elevata grazie all’impiego, nelle batterie, di robuste molle cinetiche a spirale e di percussori d’acciaio speciale super resistente. Leve e denti di scatto sono posizionati sulla cresta dei cani, il secondo percussore viene armato automaticamente dal primo. Gli estrattori automatici hanno le camme di caricamento poste parallelamente sul monoblocco. I denti di caricamento dei cani sono sull’astina al termine della croce. Agiscono direttamente sui puntoni di armamento che scorrono sui fianchi della bascula.

La croce in Ergal, a contatto con l'acciaio NiCrMo della bascula, è stata già ampiamente testata sull'Sv10. Qui è però anodizzata nera, così come è anodizzato nero il supporto della leva di apertura dell'auget, leva che invece è in acciaio e finita Nistan. La croce racchiude il sistema che ha lo scopo di mantenere costante il tiraggio croce-canna-bascula, mediante un sistema di molle a spirale, ma anche il sistema ecologico per escludere l'espulsione automatica e consentire al cacciatore di raccogliere subito dalle camere delle canne i bossoli esplosi.

Bindella a sorpresa

Le canne Optimabore Hp sono in acciaio Excelsior Hsa e hanno costruzione tipicamente Steelium (foratura profonda dei tubi, martellatura a freddo e speciale distensione sottovuoto), precise e virtualmente “eterne”, come le definisce Beretta. Il profilo interno è ottimizzato in particolare per i pallini in acciaio: sono, infatti, dotate di un lungo cono di forzamento (circa 200 mm), specifico per “ammorbidire” l’effetto dei pallini in acciaio, che migliora la resa balistica e riduce la sensazione di rinculo e di un secondo cono lungo (ma non è dato sapere quanto), in prossimità della strozzatura. Sono cilindriche, cromate internamente e forate in asta a 18,6 mm, testate a 1.370 bar, con tanto di punzone del giglio, e sono equipaggiate con strozzatori intercambiabili Optimachoke anch’essi High performance, cioè ottimizzati per i pallini in acciaio (strozzature fisse a richiesta), costruiti in acciaio e nichelati.

Il profilo esterno delle due canne, che non sono rastremate, si fonde in modo armonioso con il monoblocco e la bascula, grazie anche alla bindella che è, a sorpresa, una vera ventilata, cioè ha base solida, unica. Non è solo sciccheria tipica di sovrapposti fini, ma è un vera scelta tecnica, che tende a prevenire problemi proprio con l’uso dei pallini in acciaio. C’è anche, a mio parere, un po’ di peso in più che purtroppo non ho potuto verificare. Comunque, con canne di 710 mm, il peso del fucile si attesta sui 3.350 grammi che non è tantissimo per un fucile in acciaio, ma non è pochissimo per un fucile moderno per caccia. In ogni caso il 690 field III è più leggero della precedente generazione 687 Beretta.

 

Oltre alla bindella ventilata 6x6 mm, zigrinata antiriflesso, i bindellini laterali sono pieni e il mirino è in alpacca. Tutto secondo tradizione.

Anche il calcio, per certi versi, è moderno e tradizionale al tempo stesso. Intanto è un legno di classe superiore, il grado 2,5+ di Beretta, poi è oliato con tecnica Bts che, senza tradurre l’acronimo definito dal marketing, mi hanno spiegato che consiste in un trattamento a base non pigmentata, che prevede poi un’oliatura a base siliconica con lucidatura finale a straccio. Molto rispettoso della naturalità del legno, non altera le caratteristiche estetiche della materia prima, offre riparabilità totale e si comporta in modo ottimale quando bagnato con acqua.

È lo stesso identico trattamento applicato su fucili dal prezzo decisamente superiore, come 692 e Dt11. La zigrinatura è eseguita a mano, l’astina è più sottile nella zona del puntale arrotondato, molto confortevole e comoda anche la pistola. È lungo 373 mm, pieghe al naso di 38 e al tallone di 60 mm oppure 35/55, calciolo in poliuretano Microcore da 20 mm.

La prova, completa, è stata pubblicata sul fascicolo di agosto 2014

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