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S&W 500, potenza pura

2 July 2017
di Ruggero Pettinelli
Ci sono voluti dieci anni prima che gli appassionati italiani potessero acquistarlo. Il revolver di serie più potente sul mercato è una belva da domare con sangue freddo, ma meno crudele di quanto possa sembrare
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  • 1/17 Lo Smith & Wesson 500 calibro .500 Smith & Wesson non ha bisogno di presentazioni. È semplicemente il revolver di serie più potente disponibile sul mercato, e gli appassionati italiani hanno dovuto aspettare ben 10 anni per averlo.

    Foto di Matteo Galuzzi

    Se si parla del poderoso Smith & Wesson 500, le presentazioni sono superflue. L’esemplare capitatoci tra le mani è quello con canna di 8 pollici e tre ottavi, contrappeso a tutta lunghezza e compensatore a tre luci applicato (e fissato permanentemente) davanti alla volata.
    La gamma, però, comprende molti altri modelli, a cominciare da quello sempre con canna di 8 pollici e tre ottavi e full lug sotto la canna, ma con rompi fiamma-compensatore a sei sfiati laterali (tre per lato) innestato a baionetta nell’ultimo tratto di canna (sotto il mirino anziché davanti, insomma), al quale si aggiungono sei fori superiori ai lati del mirino. Altra piccola differenza rispetto all’esemplare in prova: il mirino Hi-viz in fibra ottica al posto del (peraltro splendido) Patridge nero.
    Oltre a questa versione, vi è la variante con canna di soli 4 pollici, sempre con rompifiamma-compensatore innestato a baionetta più i sei fori superiori, ma con mirino a lama integrale (quindi in acciaio inox) con inserto polimerico colorato (nella tradizione Smith & Wesson) e la versione con canna di 6,5 pollici con carenatura per la bacchetta dell’estrattore ma senza contrappeso fino alla volata. In questo caso, sono previsti i soli sei fori di compensazione realizzati direttamente sulla sommità della canna, ai lati della rampa del mirino, tre per lato. Il look è indubbiamente più classico in questo caso, e vuole forse ricordare, in chiave potenziata, la silhouette del celeberrimo modello 29 calibro .44 magnum.
    Non potevano mancare due allestimenti Performance center, uno con canna di 7,5 pollici con contrappeso rastremato e rompifiamma cilindrico in volata, l’altro con canna di 10,5 pollici sempre “pinnata” e “rompifiammata” ma con in più una generosa slitta Picatinny superiore.
    Che vi piaccia uno oppure l’altro, è importante sapere che sono tutti classificati sportivi, con la sola eccezione della versione con canna di 4 pollici, quindi, nell’eventualità di un acquisto, non occuperanno uno dei tre posti disponibili in denuncia tra le comuni!
    Lo Smith & Wesson 500 è camerato per una “vera” cartuccia nata e progettata per l’uso in arma corta e non “prestata” alle armi corte. Nonostante questo, le dimensioni imponenti del bossolo, non solo (anzi, non tanto) in termini di diametro, ma anche e soprattutto in termini di lunghezza, hanno richiesto la realizzazione di un telaio ad hoc, più robusto, massiccio e resistente del telaio “N” di Smith & Wesson, fino ad allora destinato a gestire i grossi calibri dell’azienda (.44 magnum, .45 Colt eccetera).

    Un telaio ad hoc

    Il nuovo telaio è stato denominato “X frame”.
    Le dimensioni sono semplicemente impressionanti: tanto per fare un piccolo esempio, il tamburo è un blocco massiccio di acciaio inossidabile lungo ben 59 millimetri (la cartuccia .500 ha una lunghezza massima Saami di 57,15 mm) e con un diametro di 48,7 millimetri. Malgrado questo, la capacità è giocoforza limitata a 5 colpi (cosa che, peraltro, accomuna molti revolver camerati per calibri robusti, tipo il Casull).
    L’estrazione è assolta dalla classica stella che in posizione di riposo giace sullo stesso piano della faccia posteriore del tamburo, azionata da una sottile, ma solida asta di espulsione che protrude dalla parte frontale del giogo e giace, in posizione di sparo, all’interno di un’apposita carenatura nel contrappeso sottocanna. Normalmente, i revolver Smith & Wesson hanno due distinti punti di chiusura del tamburo, il primo costituito da un pistoncino a molla che sporge dal centro della stella di rotazione-espulsione del tamburo e si innesta in una sede nello scudo di rinculo del telaio, il secondo costituito da un pistoncino a molla dentro la sede per la bacchetta di espulsione nel sottocanna, che si inserisce in una cava all’estremità anteriore della bacchetta medesima.
    In questo caso, date le dimensioni in gioco, si è deciso di sostituire il punto anteriore di chiusura con una sferetta caricata a molla che protrude dal telaio nella parte inferiore dell’alloggiamento per il giogo e si inserisce in una corrispondente cava sul lato posteriore del giogo medesimo.
    Mantenere il punto di chiusura all’estremità della bacchetta, con le dimensioni in gioco, avrebbe comportato flessioni inaccettabili, a meno di non realizzare la bacchetta medesima con lo spessore di una cartuccia! A parte questo aspetto, la meccanica è assolutamente nello stile Smith & Wesson: molla cinetica a lamina per il cane, molla a spirale per il ritorno del grilletto, scatto in Singola e Doppia azione facoltativa, sgancio del tamburo con pulsante zigrinato sul lato sinistro da premere in avanti.
    Il pulsante è quadrettato in funzione antiscivolo, ma anche spianato nella parte inferiore per evitare interferenze con il pollice durante lo sparo. Quadrettata e ampia anche la cresta del cane, tipo Target, il grilletto è invece ampio e ottimamente curvato, ma completamente liscio, privilegiando con ciò, evidentemente, il tiro in Doppia azione.
    Per quanto riguarda l’impugnatura, è la classica Hogue monopezzo anatomica: risulta visivamente sottodimensionata rispetto al telaio, e non è un caso, perché i tecnici Smith & Wesson hanno preferito dimensionare l’impugnatura del 500 in modo da renderla compatibile con le impugnature previste per i telai medi dell’azienda, cioè “K” e “L” (utilizzati rispettivamente dai revolver modello 19 e 686, tanto per fare un esempio). In questo modo, è possibile esercitare una presa più salda e avvolgente, anche se non si hanno mani da troll.
    Le sicure sono tre: quella sulla slitta del grilletto, che in posizione di riposo mantiene fisicamente staccato il cane di un paio di millimetri dal percussore a grano riportato nel fusto; quella a stanghetta, che se il grilletto non è premuto a fondo si interpone tra il cane e il castello, impedendo la percussione; quella manuale a chiavistello, appena sopra il pulsante di apertura del tamburo, che impedisce l’uso dell’arma ai non autorizzati.

    Mire e scatto

    Gli organi di mira sono costituiti da un mirino da tiro tipo Patridge nero antiriflesso, e dalla consueta e ottima tacca di mira Smith & Wesson regolabile micrometricamente in altezza e derivazione.
    La tacca di mira è dotata di un fine riquadro bianco per agevolare il puntamento istintivo o contro bersagli scuri, mentre il mirino non prevede alcun tipo di riferimento colorato.
    Rimuovendo il supporto della tacca, brunito e rigato in funzione antiriflesso, si scoprono tre fori filettati predisposti per il montaggio di ottiche di puntamento.
    Per quanto riguarda lo scatto, quello in Doppia azione è risultato fluido e pulito, con appena un leggero indurimento prima dello sgancio e un peso di circa 5.500 grammi.
    Il peso della Singola azione è risultato invece di 2.000 grammi, in un solo tempo anch’esso molto pulito. Inavvertibile il collasso di retroscatto, malgrado non siano previsti trigger stop (che equipaggiano, invece, le versioni Performance center).
    L’utilizzo di componenti microfuse, ormai generalizzato da anni nella gamma Smith, non sembra alla fine dei conti aver influenzato particolarmente la qualità degli scatti, e di questo possiamo solo che essere contenti.

    Il momento della verità

    Sul catalogo Smith & Wesson, viene dichiarato un peso, per l’oggettino che ci troviamo tra le mani, di 2.035 grammi. E siamo disposti a credergli sulla parola, perché dopo pochi approcci con lo scatto in bianco per prendere confidenza, le braccia ci comunicano le stesse sensazioni che se avessimo passato la giornata a scaricare cassette di frutta! Definire appruato il baricentro è un eufemismo, ma intuiamo subito che questo appruamento tornerà comodo quando si tratterà di scatenare la potenza infernale di questo bestione.
    Anche in questo caso, la matematica parla chiaro: con le palle più “leggere” e, quindi, con le velocità più elevate, il .500 Smith & Wesson sviluppa l’energia cinetica di un .308 Winchester, ma l’arma pesa la metà di una carabina!
    Con questi rassicuranti pensieri, andiamo nel tunnel dell’importatore Bignami e collochiamo il bersaglio a 25 metri, trovandoci tra le mani i primi cinque salsiccioni Magtech (gli unici al momento a disposizione) con palla Jsp flat del peso di 400 grani.
    Inserendoli nel tamburo, si sente un tonfo sordo quando l’orlo del rim appoggia contro il bordo posteriore del cilindro. Richiudo il giogo, il sonoro click mi rassicura sull’avvenuto blocco in chiusura del tamburo. Punto, armo il cane, sento una leggera stretta allo stomaco, premo il grilletto. Baboooom!
    Il rombo è possente, l’arma prende vita tra le mie mani, diventa improvvisamente leggerissima e la volata ruota verso l’alto con una velocità pazzesca. Quando il proiettile passa oltre la volata, però, si avverte l’azione potente del compensatore, che riporta bruscamente in basso la chilometrica canna, facendo ruotare nuovamente, e sempre con una velocità pazzesca, l’impugnatura tra le mani. Il risultato è, paradossalmente, che passata la sorpresa iniziale ci si ritrova con il revolver ancora perfettamente in punteria. L’unico indizio di quanto appena accaduto, un leggero ronzio alle orecchie (malgrado i tappi) e il palmo della mano violentato!
    In effetti, non è tanto il brusco impennamento iniziale a punire la mano, ma proprio la “discesa” repentina causata dal compensatore, che lascia stampare dolorosamente la parte inferiore dell’impugnatura contro la parte bassa del palmo, in corrispondenza dell’anulare e del mignolo. A parte questo, comunque, si rimane abbastanza indenni. Tutt’altra faccenda, naturalmente, arrivare in scioltezza alla fine del tamburo!
    Dal punto di vista “operativo”, le Magtech si sono comportate in modo più che egregio, scontando solo una trentina di metri al secondo in meno rispetto al valore ufficiale ottenuto in canna manometrica (che, come è noto, il gap con il tamburo non ce l’ha!). Molto sorprendente, diremmo anche un po’ deludente, l’assenza quasi totale di fiammata.
    Dal punto di vista della precisione, nulla da dire: l’arma è precisa e anche parecchio, l’unico neo è che, ovviamente, il timore reverenziale nei confronti del rinculo produce strappi più o meno convulsi nel fatidico momento dello sgancio del cane.
    Se si riesce a controllare la strizza, la precisione è rimarchevole e, a nostro avviso, sparando in appoggio si può godere di esaltanti sessioni di tiro al poligono sulla distanza di 50 e, perché no? Anche 100 metri, magari con l’aggiunta di un’ottica a lunga focale.

    Il must per eccellenza

    A cosa serve questo revolver, in un Paese come l’Italia nel quale la caccia non è consentita con l’arma corta? Io non ve lo voglio dire. Voglio solo che immaginiate la sensazione che si prova quando si apre la spartana valigetta in plastica, e l’occhio scorre sulla superficie satinata inox dell’arma, e sembra non finire mai, tanto è lunga; o quando osservate di sbieco la volata del compensatore, e vi sembra di poterci cadere dentro tutti interi, calzati e vestiti, se non state attenti, da tanto è grossa; o, ancora, vorrei che immaginaste quando si sale in punteria con questo “mostro”, e le luci soffuse del poligono rimbalzano sul chilometrico tamburo, mandando riflessi ricchi di temibili e insieme esaltanti promesse; o ancora, della scossa elettrica a 20 mila volt che vi fa trovare dritti come fossero congelati i peli sulla nuca, nell’attimo in cui state premendo il grilletto per la prima volta sulla linea di tiro. Potrei anche parlarvi, infine, del sorrisetto divertito che inevitabilmente vi coglie quando vi trovate sempre al poligono con il vostro amico, che vi mostra con orgoglio e un pizzico di boria il suo .454 Casull, esclamando “questa sì che è una cannonata!”. Ecco, se riuscite anche solo a immaginare per un istante una sola di queste sensazioni, avrete già capito perché “bisogna” averlo.

    L'articolo completo è stato pubblicato su Armi e Tiro - aprile 2013

    Scheda tecnica

    Produttore: Smith & Wesson, www.smith-wesson.com
    Distributore: Bignami spa, via Lahn 1, 39040 Ora (Bz), tel. 0471.80.30.00, fax 0471.81.08.99, www.bignami.it
    Modello: 500
    Calibro: .500 Smith & Wesson magnum
    Funzionamento: a rotazione
    Alimentazione: tamburo basculante
    Numero colpi: 5
    Canna: lunga 213 mm (8 pollici e 3/8), con compensatore, fori superiori e contrappeso a tutta lunghezza; disponibile anche di 102 (4 pollici) mm con compensatore, fori superiori e contrappeso a tutta lunghezza, e 165 mm (6,5 pollici) con fori superiori di compensazione e semplice carenatura per l’estrattore
    Lunghezza totale: 381 mm
    Scatto: Singola e Doppia azione
    Percussione: cane esterno con percussore a grano riportato
    Sicure: cane a rimbalzo; stanghetta di sicurezza che impedisce il contatto con il percussore a grilletto non premuto; sicura manuale a chiavistello sul lato sinistro del telaio per prevenire accessi non autorizzati; sicura automatica che impedisce lo sparo a tamburo non perfettamente chiuso
    Mire: mirino Hi-viz in fibra ottica, tacca di mira regolabile in altezza e derivazione a click
    Materiali: acciaio inox
    Finiture: satinatura opaca
    Qualifica: arma sportiva
    Peso: 2.055 grammi

    © RIPRODUZIONE RISERVATA